LA REGINA A VENEZIA

 

“Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comprare…”

Così cantava Guccini più di 35 anni fa, ma lo scorso 22 ottobre per me Venezia rappresentava sì un sogno, ma da guadagnare a costo di tanto sudore e… perché no… anche lacrime!

Potrei raccontare questa 32° Huawei Venicemarathon parlando dei numeri, degli 8500 partecipanti, del percorso, della buona organizzazione, o delle 20 band che lungo la strada hanno contribuito ad intrattenere pubblico e podisti; sarebbe certamente un resoconto veritiero e magari interessante.

Dal mio punto di vista però, la “regina delle distanze” non può essere riassunta in pochi dati oggettivi, perché di per sé la maratona, ogni maratona, è un viaggio, una esperienza (quasi mistica, concedetemi) di confronto con sé stessi.

Certo so bene che ci sono percorsi ben più lunghi ed impegnativi della 42.195, ma per me, che sono una podista, non certo una runner, queste quasi 5 ore di dolore (quello vero, fisico, non quello astratto e spirituale) e solitudine sono state un’ottima occasione per lasciar correre la mente, non solo le gambe, per osservare e riflettere.

In questi 42 km si ha la possibilità di ammirare tutti i contrasti di una città unica al mondo.

Si parte dal “salotto buono” – la riviera del Brenta con le sue Ville Venete, alcune tirate a lucido ed altre un po’ “impolverate”, ma sempre ricche di fascino e storia, offerte agli occhi dei più esigenti come preziosi soprammobili.

Marghera arriva prima al naso che agli occhi; meglio così si ha il tempo per prepararsi… ma non abbastanza, perché lo squallore del polo industriale colpisce forte, come uno schiaffo in pieno volto.

Passata anche la cittadina di Mestre si arriva al parco San Giuliano: è il momento di riprendere fiato.

L’atmosfera di festa, la musica ed il tifo dei numerosi spettatori devono servire a raccogliere le forze necessarie a percorrere il temutissimo Ponte della Libertà: 4 km alienanti in cui la mente non più freschissima per gli oltre 30 km già percorsi può vacillare e far perdere la concentrazione.

Io sono stata più fortunata di altri, infatti ho avuto un motivatore eccezionale, mio marito Marco; senza il suo sostegno sicuramente non sarei riuscita a rimanere focalizzata su me stessa, molto probabilmente avrei ceduto alla stanchezza ed allo sconforto rallentando, o peggio, camminando. Mi ero detta e ripetuta che questa sarebbe stata la mia ultima maratona (pur essendo solo alla seconda esperienza) perché effettivamente è uno sforzo troppo grande per le mie capacità, rischio di farmi male… ma Venezia mi ha fatto cambiare idea, la folla che ti acclama in Piazza San Marco, anche se sei tra gli ultimi, vale tutta la fatica e i rischi. Ho tagliato il traguardo incredula e scossa da emozioni intense e contrastanti, un tumulto, un groviglio di pensieri impossibili da tradurre a parole.

Assieme alla felicità arrivano finalmente anche le lacrime; tutta la tensione accumulata nei giorni precedenti si scioglie e un pensiero va anche ad un Amico, il migliore, che mi aspetta a casa… per l’ultima volta…

È quindi deciso, questa maratona non può essere l’ultima: altre strade aspettano di essere percorse, altre emozioni aspettano di essere vissute, per motivazione personale o… in memoria dei nostri amici. Ciao Cheyenne!

Stefania

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