Grande Ruggero Pertile e…..dopo?????


Allenato da Massimo Magnani l’azzurro Ruggero Pertile con 38 anni compiuti da poco unico presente nella maratona olimpica, ha centrato quello che deve considerarsi un grande risultato.

Pertile ha fatto meglio che 4 anni fa a Pechino chiudendo la maratona londinese in 2h12’28” al 9° posto e arrivando davanti al campione europeo Rothlin che ha finito 11° con 2h12’48”.

Un grande acuto in quella che può definirsi l’ultima olimpiade possibile per l’atleta dell’Assindustria Padova. Si apre adesso la necessaria analisi da parte dei tecnici che porti al trovare e incentivare l’azione dei più promettenti e predisposti atleti del panorama nazionale a diventare competitivi in campo internazionale, purtroppo l’espressione del mezzo fondo prolungato italico risulta molto scarno di personaggi che possano transitare nella lunga distanza con facilità, questa una vera pecca del movimento nostrano dell’ultimo ventennio, perché i giovani atleti non hanno avuto la giusta spinta tecnica a maturare la velocità di base necessaria che solo la pista e quindi nel mezzo fondo prima e mezzo fondo prolungato dopo ricevono per passare poi in età matura alla lunga distanza.

È la federazione che ha il compito di rimediare a questi anni scellerati che ci hanno visto perdere quel patrimonio maturato negli anni 70/80 e primissimi anni 90. (Baldini a parte)

Comments

  • By Alberto Casalini - on Reply

    Purtroppo di Baldini non ce ne saranno più.
    Se andiamo in Kenya probabilmente riusciamo a fare qualche pullman di atleti che possono facilmente precedere il primo bianco in una maratona olimpica.
    Il divario, anzi, aumenterà ancora nei prossimi anni.
    Oltre a motivazioni genetiche sta il fatto che in Kenya un esercito di persone fanno sin dalla tenera età solo gli atleti (dormono, mangiano e corrono): è la loro unica speranza di 'emancipazione'.
    Anche per ciò…… grandissimo Pertile !!
    Piero, comunque puoi sempre passare al triathlon: i primi dodici atleti erano tutti europei….
    Spero che nella pista di atletica riserverai un pò di spazio per noi.
    Un abbraccio
    Alberto

  • By Alberto Casalini - on Reply

    Teniamo conto che il movimento kenyota si è potuto sviluppare con la crescita, a livello internazionale, dei premi in denaro, indicativamente dalla metà degli anni ottanta.
    La corsa è oggi per i keniani uno dei pochi modi per uscire dalla povertà (la scelta per i giovani è tentare la strada dell'atleta o cominciare a fare i braccianti).
    Lo sviluppo ed il crescente interesse per il podismo, la presenza sempre più diffusa in Kenya di scuole di atletica, di talent scouts e di agenti mossi dalle prospettive di business, avranno quindi come ineluttabile conseguenza ulteriore divario tra gli africani, che continueranno a crescere ed il resto del mondo.
    Nessuna possibilità quindi per nostri atleti ai vertici internazionali.
    Pronto a scommettere

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